Pupo, dal successo all’oblio: “Volevo farla finita”, spunta la rivelazione terribile

Pupo ha rievocato uno dei momenti più difficili della sua intera esistenza, stava per gettare la spugna: ecco cosa è successo!

“Io sono l’esempio che si può uscire da quel tunnel con fatica, con dolore, con tanto aiuto da parte delle persone che ti vogliono bene e ti stimano”, parlava così solo qualche tempo fa Pupo raccontando come è riuscito a superare il periodo più buio della sua vita. Il cantante ha toccato il fondo per poi cominciare, lenta ma inesorabile, la sua risalita.

Pupo e il dramma che ha vissuto
Il cantante Pupo, all’anagrafe Enzo Ghinazzi, ha combattuto per anni contro la dipendenza Terzoanello.com

Era giovanissimo quando ha cominciato, aveva solamente 14 anni; un “demone” che ha ereditato dal padre Fiorello Ghinazzi, come raccontato durante l’ospitata a Domenica In, in studio da Mara Venier: “Nella sua infinita dolcezza, mio papà era un uomo debole e per anni mia madre Irene è stata disperata perché il marito e il figlio erano finiti tra le grinfie di questo demone”. Una vera e propria dipendenza che lo stava per condurre persino alla morte.

Pupo ha pensato al suicidio: “Ero pieno di debiti, senza futuro”

È tutt’oggi uno dei cantanti più amati, ha fatto la storia della musica italiana. Eppure, nonostante il supporto incrollabile dei suoi fan e l’incredibile successo, Pupo ha dovuto affrontare momenti molto difficili per colpa del suo ‘vizio’. La dipendenza dal gioco d’azzardo stava per avere la meglio, fortunatamente un’improvvisa illuminazione lo ha salvato dal baratro.

Pupo e la dipendenza dal gioco
Ha pensato seriamente al suicidio, Pupo, per colpa della dipendenza dal gioco d’azzardo (Credit: Rai.it) Terzoanello.com

Per diversi anni ha combattuto contro il suo “demone”, tra alti e bassi, fino a che un giorno pensa addirittura di togliersi la vita. Vuole gettarsi da un cavalcavia, ormai aveva deciso, come raccontato a più riprese in diverse interviste, tra cui una recente con Mara Venier: “Un giorno, tornando dal casinò di Venezia, ero pieno di debiti e di problemi, senza un futuro, vedendo tutto nero davanti a me”.

Improvvisamente, subito prima del gesto che gli sarebbe stato fatale, il risveglio: “Parcheggiai la mia Jaguar, scesi e pensai di farla finita. Passò un tir e lo spostamento d’aria mi destò dal torpore e dall’oblio in cui ero caduto. Mi risvegliai e dissi: ‘Ma cosa sto facendo?’”. La sua rinascita sarebbe avvenuta di lì a poco, a tendergli una mano sarà Gianni Boncompagni che lo chiamò a settembre dello stesso anno per condurre Domenica In insieme a Edwige Fenech, era il 1989.

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